sabato 20 novembre 2010

Inedite suggestioni etno-psichedeliche per Caruana Mundi al Cineteatro Lumière di Ragusa


Grande successo di pubblico ieri sera al Cineteatro Lumière di Ragusa per la presentazione di “Cucitore di tende”, l'album antologico di Caruana Mundi dedicato al poeta persiano Omar Khayyam; in sala anche l'artista milanese Marida Tagliabue che ha illustrato il booklet dell'album. Annunciato come un viaggio nel tempo e nello spazio lungo le rive del Mediterraneo il concerto ha svelato la grande capacità del gruppo di contaminare e di innovare anche le loro stesse creazioni.

È bene, infatti, non lasciarsi ingannare da facili classificazioni di genere quando ci si avventura sulle strade del progetto Caruana Mundi. Si deve assistere ad un concerto della band iblea per riuscire a comprendere le ragioni del loro sound irresistibilmente meticcio e dell'originale mix di culture che scaturisce dalle loro canzoni. Certo non si addice a Caruana Mundi l'incasellamento radiofonico del pop usa e getta, la tassidermia musicale che giustifica la bizzarria di un suono etnico solo attraverso rigidi luoghi comuni: coppole e “ciuri ciuri” per intenderci, con ensemble anche godibili ma ormai stanche rivisitazioni di un passato che si cristallizza in pose da cartolina incapaci di comunicare qualsiasi messaggio. Caruana Mundi ha saputo invece mescolare con grande sapienza, mestiere e un pizzico di civetteria suggestioni musicali, immagini e colori provenienti da tutto il mondo attraverso una visione mai banale o scontata.

Così può sembrare del tutto naturale che il cantante Giambattista Maria Rosso sembri essere uscito, con il turbante scuro, il fisico asciutto e la voce penetrante da una tenda beduina o che Stefano Meli possa suonare indifferentemente uno squillante charango o una chitarra elettrica dalle acide rifrazioni psichedeliche, oppure che il maestro Massimo Martinez si presenti in giacca con la chitarra classica per poi attaccare al collo un curioso mandolino elettrificato. Non ci si sorprende troppo se Ugo Rosso percuota il djembè con le bacchette o se ad un certo punto del concerto abbandoni la sua batteria in favore di un meraviglioso tamburo in pelle di cammello né se al passaggio tra un brano e l'altro il fitto tappeto percussivo lasci posto a sorprendenti citazioni “floydiane” asincrone. A completare il paesaggio sonoro il basso sapiente di Manuele Brachitta e le tastiere a tratti lisergiche di Andrea Sudano, nuovo acquisto di Caruana Mundi.

Dalla rumba alla taranta, passando per il rock d'autore e i suoni mediterranei i brani dell'album, riarrangiati per l'occasione, acquistano ancora più valore donando alla serata un'atmosfera sospesa fra tradizione e suoni di confine. I testi delle canzoni, infine, confermano la vocazione lirica della band che riesce ad essere profonda senza apparire appesantita da esasperazioni intellettualistiche.


Unica nota dolente di un concerto divertente e ben arrangiato va alla resa del suono live che in alcuni casi non ha reso giustizia alle sperimentazioni del gruppo e che in futuro dovrà essere curato con maggiore attenzione.


martedì 10 agosto 2010

Note di Notte in salsa punjabi con la Bollywood Brass Band a Villa Gisana


Mai una nota stonata nel pentagramma di “Note di Notte”. Ancora una volta il festival itinerante organizzato da “The Entertainer” ha riscosso uno straordinario successo presentando al pubblico di Villa Gisana a Modica, domenica 8 agosto, il concerto in esclusiva nazionale della Bollywood Brass Band. India capta ferum victorem cepit si potrebbe dire parafrasando l'immortale Orazio Flacco. Nata nel 1992 in occasione del festival internazionale di musica di strada a Londra, la Bollywood Brass Band propone da quasi vent'anni il proprio concetto di musica mescolando con grande sapienza e ironia squisitamente british colonne sonore vecchie e nuove dei blockbusters di Mumbai, la musica del Bhangra e le hit degli artisti indiani che hanno scalato le classifiche di tutto il mondo. Risultato di questo ardito cocktail musicale è uno stile originale e irriverente che unisce al ritmo ossessivo di tabla e dhol della tradizione punjabi raffinati arrangiamenti di fiati, citazioni pop, influenze trance e techno con una spruzzata di musica balcanica e world music.


Avranno forse avuto una delusione quei pochi che a Villa Gisana attendevano uno spettacolo con i soliti, triti luoghi comuni sottilmente caricaturali dell'India da cinema occidentale, tigri del Bengala, elefanti bardati, vacche sacre, incantatori di serpenti, fachiri e danzatrici bloccate in pose plastiche. A tutti gli altri l'ensemble anglo-indiana ha regalato un concerto straordinario, trascinante come un vento di monsone: nonostante la candida ammissione da parte del pubblico di ignorare i film di Bollywood, nonostante l'unico brano in scaletta conosciuto dai più sia stato “Jai Ho”, colonna sonora del film “The Millionaire”. Guidato dall'energia di Kay Charlton, front woman del gruppo, e dalle danze travolgenti di Amita Hijhawan il pubblico di “Note di Notte”, solitamente paludato, si è lasciato trasportare con grande entusiasmo dai ritmi, dalle atmosfere e dalle immagini suggestive di un'India moderna che mostra con orgoglio la propria identità spazzando via luoghi comuni e facilonerie denigratorie. Degna cornice dell'evento una nutrita scelta di video a cura di Mark Allan tratti dalle più importanti produzioni dell'industria cinematografica indiana.


La Bollywood Brass Band è formata da Jas Daffu (dhol, dholak), Rav Neiyyar (dhol, tabla), Sarha Moore (sax soprano), Tom Allan (tromba), Kay Charlton (tromba, flicorno), Dave Jago (trombone), Tom Marriot (trombone), Ben Kelly (susafono), Philippe D’Amonville (batteria) Nick Cattermole (percussioni, flauto e suoni campionati).



Un concerto esotico e divertente questo della Bollywood Brass Band che conferma la validità del festival e la capacità del suo direttore artistico, Mariolina Marino, di proporre ad un pubblico esigente e culturalmente curioso sonorità differenti, mai banali, che spaziano dalla world music, alla classica, all'easy listening, all'orchestrale, al folk, all'etnico. Prossimo appuntamento di Note di Notte a Noto, giovedì 12 agosto al Cortile di Palazzo Nicolaci, con Giovanni Bellucci e il suo omaggio a Chopin.

venerdì 10 aprile 2009

Avviso per chi interessa

Cari amici e lettori, per motivi indipendenti dalla mia volontà questo blog non potrà essere più aggiornato con la frequenza di prima. In attesa di tempi migliori che possano concedermi più tempo libero e - finalmente - una tessera di giornalista vi ringrazio e vi invito a seguire anche il blog La Voce della Luna in cui il sottoscritto continuerà a pubblicare riflessioni personali su eventi di varia natura. Purtroppo, con la stessa forzata parsimonia.

E non dimenticate mai il 5 novembre.

venerdì 3 aprile 2009

Acqua, un affare che scotta

Il business del secolo in Sicilia


Come gruppi economici e consorterie territoriali stanno appropriandosi delle risorse idriche di una regione che possiede tanta acqua mentre, per paradosso, ne patisce endemicamente la mancanza. La presenza discreta della multinazionale spagnola Aqualia. Le strategie della società catanese Acoset. L’anomalia del sudest.

In Sicilia i processi di privatizzazione dell’acqua che vanno dipanandosi negli ultimi anni si raccordano con una tradizione composita. Se si dà uno sguardo alla storia post-unitaria, si constata infatti che l’accaparramento delle fonti, delle favare per usare il termine di derivazione araba, ha scandito con regolarità l’evoluzione legale e illegale dei ceti che hanno esercitato dominio sull’isola. Il controllo delle acque ha consentito di lucrare rendite economiche e posizionali importanti, di capitalizzare, di chiamare a patti le autorità pubbliche, di condizionare quindi gli atti dei municipi, degli enti di bonifica, di altre istituzioni. E il canovaccio di tale affare, di rilievo appunto strategico, ancora oggi rimane tale, benché si faccia uso di strumenti e progettazioni non più a misura di un mondo agrario più o meno statico, ma di una realtà in profonda evoluzione, sullo sfondo delle economie globali. Si tratta di comprendere allora i modi in cui si coniugano oggi i due elementi, innovazione e tradizione, a partire comunque dal dato che anche in Sicilia si vive al riguardo un passaggio epocale, dopo il lungo tragitto delle aziende municipalizzate, che sempre e comunque hanno dovuto fare i conti con i signori delle fonti.
Nel quadro dei processi generali che hanno reso l’acqua una risorsa economica, una merce, che chiama in causa multinazionali potenti come Suez, Vivendi, Impregilo, RWE, la legge Galli del 5 gennaio 1994 sugli ambiti territoriali ottimali, ATO, ha segnato una svolta rispetto al passato, puntando a eliminare la frammentazione che fino a quel momento aveva caratterizzato la gestione idrica nel territorio nazionale. Pur sottolineando sin dall’incipit il rilievo dell’acqua quale bene pubblico, ha posto nondimeno le basi per l’irruzione dell’interesse privato nella gestione dei servizi idrici degli ATO, con il ricalcolo di tale risorsa sotto il profilo economico. E tutto questo, se, come si diceva, non poteva non sommuovere, in senso lato, l’interesse della grande finanza, come testimonia negli ultimi anni il coinvolgimento di banche come l’Antonveneta, la Fideuram e altre ancora, ha finito con il sollecitare una pluralità di interessi, con l’esaltare anomalie esistenti e generarne di nuove, specie nel sud della penisola e in Sicilia, dove l’economia più di altrove è inficiata da mali strutturali, dove vigono appunto tradizioni tipiche, che rendono ineludibile l’ipoteca delle consorterie.
La posta in gioco in Italia è ovviamente altissima, potendo comprendere, fra l’altro, gli ingenti finanziamenti a fondo perduto che l’Unione Europea ha destinato a tali ambiti, perché vengano eliminati i gap che interessano il paese. Tanto più lo è comunque in regioni in cui le strutture e gli impianti esistenti scontano deficit strutturali, consolidatisi lungo i decenni. È il caso della Sicilia, dove l’EAS e le municipalizzate hanno gestito regolarmente impianti obsoleti, dove quasi tutti gli invasi recano vistosi segni d’incuria, le infrastrutture restano esigue, le condutture fatiscenti e in una certa misura da rifare. Il progetto di privatizzazione nell’isola ha potuto quindi fregiarsi di un obiettivo seducente, quello della modernizzazione dei servizi idrici che, dopo anni di attesa interlocutoria, è stato agitato come una sorta di rivoluzione dal governo regionale di Salvatore Cuffaro. E dal decisionismo, sufficientemente mirato, del ceto politico di cui l’ex presidente conserva in una certa misura la rappresentatività, corroborato comunque dai trasversalismi che insistono a connotare la vicenda pubblica nella regione, ha preso le mosse, negli ultimi anni, una sorta di caccia all’oro.
L’affare dell’acqua reca in Sicilia dimensioni inedite. Sono in gioco infatti 5,8 miliardi di euro, da amministrare in trenta anni, con interventi a fondo perduto dell’Unione Europea per più di un miliardo di euro. Dopo un primo indugio, dettato presumibilmente da ragioni di cautela, che ha visto comunque diverse gare andare a vuoto, la scena si è quindi movimentata, con l’irruzione di importanti realtà economiche, interne all’isola ed esterne. Una fetta cospicua dell’affare è stata avocata dalla multinazionale francese Vivendi, socia di maggioranza della Sicilacque spa, che, dopo la liquidazione dell’Ente Acquedotti Siciliani, ha ereditato la gestione di 11 acquedotti, 3 invasi artificiali, 175 impianti di pompaggio, 210 serbatoi idrici, circa 1.160 km di condotte e circa 40 km di gallerie. In diverse ATO si è già provveduto, altresì, alle assegnazioni. Nell’area di Caltanissetta si è imposta Caltaqua, guidata dalla spagnola Aqualia. A Palermo e provincia ha vinto il cartello Acque potabili siciliane, di cui è capofila Acque potabili spa, controllata dal gruppo Smat di Torino. Nell’area etnea la guida del Consorzio Ato Acque è stata assunta dalla catanese Acoset. Ad Enna ha vinto Acqua Enna spa, comprendente Enìa, GGR, Sicilia Ambiente e Smeco. A Siracusa vige la gestione mista della Sogeas, che vede presenti, con l’ente municipale, la Crea-Sigesa di Milano e la Saceccav di Desio. Ad Agrigento è risultata aggiudicataria la compagine Agrigento Acque che fa capo ancora ad Acoset. Negli altri ATO le gare rimangono sospese.
È la prima fase ovviamente, quella dei grandi appalti, che è preoccupante non solo per la virulenza con cui i poteri economici incalzano e mettono in discussione le istanze della democrazia, degradando un bene comune qual è l’acqua a merce, ma, di già, per i modi in cui evolvono le cose, in ossequio appunto a una data tradizione. In relazione più o meno diretta con grandi società estere e italiane interessate all’affare Sicilia, vanno muovendosi infatti ambienti economici discussi, a partire dai Pisante, le cui imprese risultano inquisite dalle procure di Milano, Monza, Savona e Catania per una varietà di reati: dal pagamento di tangenti all’associazione mafiosa.
Già coinvolta nell’isola in vicende legate agli inceneritori, tale famiglia si è mossa con intenti strategici. Si è inserita, tramite la controllata Galva spa, nel raggruppamento guidato da Aqualia, per la gestione idrica nel Nisseno. Partecipa con un buon 8,4 per cento alla società aggiudicataria nel Palermitano, Acque potabili siciliane spa. Tramite le società Acqua, Emit, e Siba detiene una discreta quota azionaria di Sicilacque che, come detto, ha rilevato dall’EAS il controllo delle grandi risorse idriche regionali. Ancora per mezzo della Galva partecipa altresì alla compagine vincente nell’Agrigentino, Girgenti Acque, di cui è capofila Acoset, che con Aqualia ha concorso in varie province. Ha invece perso nel Catanese, perché, l’AMGA spa, capofila della compagine entro cui correva, in competizione con Acoset, per l’aggiudicazione dell’ATO 2, è stata esclusa dalla gara.
Nelle mappe dell’acqua assumono altresì rilievo due noti imprenditori siciliani: l’ingegnere Pietro Di Vincenzo di Caltanissetta e l’ennese Franco Gulino, che vanno facendo non di rado gioco comune, pure di concerto con i Pisante. Il primo, cui sono stati confiscati beni per circa 300 milioni di euro, ha assunto la gestione dei dissalatori di Trapani, Gela, Porto Empedocle, Lipari e Ustica, indubbiamente strategica. È stato l’unico offerente nella gara per la gestione idrica di Trapani, poi sospesa. In competizione con le imprese di Caltaque, ha corso altresì per l’appalto ATO di Caltanissetta, dentro la compagine NissAmbiente, che comprendeva pure l’Altecoen di Franco Gulino. Quest’ultimo poi, proprietario di un gruppo di quaranta società operanti in diverse regioni italiane, con interessi pure in Sud America, è stato rinviato a giudizio a Messina per concorso esterno in associazione mafiosa, per l’affare dei rifiuti di MessinAmbiente, che tramite l’Emit ha coinvolto pure i Pisante. Con l’Altecoen, che la stessa Corte dei Conti siciliana ha definito nell’aprile 2007 un’azienda “infiltrata dalla criminalità mafiosa”, si è introdotto nell’affare dei termovalorizzatori, per uscirne con ingenti guadagni. Ancora tramite l’Altecoen, è stato presente nella Sicil Power di Adrano, insieme con la DB Group, presente nei raggruppamenti guidati dalla catanese Acoset.
Tutto questo definisce evidentemente un ambiente, che fa da sfondo peraltro a fatti e atteggiamenti ancor più preoccupanti. Si tratta del lato più oscuro del processo di privatizzazione, di cui emergono un po’ le coordinate nelle dichiarazioni di un reo confesso, Francesco Campanella, ex presidente del consiglio municipale di Villabate, sulla costituzione del consorzio Metropoli Est, finalizzato al controllo delle acque in alcuni centri del Palermitano. Fatti sintomatici si rilevano comunque in quasi tutte le aree dell’isola: dall’Agrigentino, dove i sindaci di Bivona e Caltavuturo hanno denunciato le logiche dubbie invalse negli appalti di manutenzione, a Ragusa, dove sin dagli inizi della vicenda ATO è stato un crescendo di atti intimidatori. E si è ancora agli esordi.
In linea con le consuetudini, vanno delineandosi in sostanza due livelli: quello della gestione idrica in senso stretto, conteso da multinazionali e grandi società del settore, non prive appunto di oscurità, e quello dell’impiantistica, lasciato in palio alle consorterie territoriali, che recano ragioni aggiuntive, oggi, per porsi all’ombra di poteri estesi e ineffabili. Un quadro definito degli interessi potrà aversi comunque con l’entrata nel vivo degli ammodernamenti, nella danza di bisogni e pretese che sempre più verrà a stabilirsi fra appalti e subappalti. Solo allora l’obolo alla tradizione verrà richiesto con ampiezza: quando in profondo si tratterà di fare i conti con il privato che cova già nei territori, quando si tratterà altresì di saldare i conti con la parte pubblica, in sede municipale, provinciale, regionale.
In questa fase, in cui alcuni raggruppamenti recano caratteri di veri e propri cartelli, la logica prevalente rimane quella delle concertazioni a tutto campo, che traspare, fra l’altro, in certi movimenti mirati, prima e dopo le aggiudicazioni: tali da pregiudicare talora la linearità delle gare. Un caso esemplare, che ha avuto pure risvolti parlamentari, con una interpellanza del deputato Filippo Misuraca, è quello di Caltanissetta, dove la IBI di Pozzuoli, capofila della compagine esclusa dalla gara ATO, ha presentato ricorso contro Caltaqua, per ritirarlo appena avuta l’opportunità di inserirsi, con l’Acoset di Catania che l’affiancava, nel gruppo assegnatario, attraverso l’acquisizione di una quota cospicua dalla Galva del gruppo Pisante. Tutto questo, a dispetto delle leggi e delle direttive comunitarie, che vietano qualsiasi modificazione all’interno delle compagini vincenti.
Il processo di privatizzazione in Sicilia non sta recando comunque un decorso facile. Ha suscitato tensioni politiche, tali da rendere difficoltose le aggiudicazioni, mentre ha agitato la protesta delle popolazioni, allarmate dai rincari dell’acqua che ovunque ne sono derivati. Per tali ragioni a Trapani e Messina le gare rimangono sospese, con rischi di commissariamento dei rispettivi ATO, mentre a Ragusa si è arrivati addirittura a un ripensamento, per certi versi un dietro-front, che ha coinvolto gran parte dei sindaci dell’area. E proprio la vicenda di quest’ultima provincia segna nel processo una vistosa anomalia.
Sotto il profilo economico, il sudest, da Catania alla provincia iblea, reca tratti distinti. È la sede principale delle colture in serra, lungo i percorsi della fascia trasformata. È area d’insediamento di grandi centri commerciali, con poli importanti a Misterbianco, Siracusa, Modica e Ragusa. È territorio di una banca influente, la BAPR, che riesce a collocarsi oggi, per capitalizzazione, fra le prime venticinque banche in Italia. In virtù dell’integrazione cui può godere, sempre più va facendosi altresì un’area di forte interlocuzione economica, a tutti i livelli, con risvolti operativi non da poco. Se ne hanno riscontri nella politica concertata dei poli commerciali, quelli indicati appunto, e tanto più negli accordi strategici che vanno maturando nel mercato immobiliare, nella grande distribuzione alimentare, nel mercato ittico, nella costruzione di opere pubbliche, infine, dopo la svolta della legge Galli e le sollecitazioni dal governo regionale, nello sfruttamento privato delle acque. In quest’ultimo ambito infatti la catanese Acoset, ponendosi a capo di un raggruppamento coeso, ha deciso di guadagnare terreno oltre il territorio etneo, mentre la Sogeas di Siracusa, pur avendo introdotto soci privati, cerca di mantenere, al momento, un contegno più prudente.
Negli ultimi anni la società catanese è stata al centro di numerose contestazioni, da parte di enti e comitati di cittadini che ne hanno denunciato, oltre che i canoni esosi, le carenze di controllo. Il caso più clamoroso è emerso nel 2006 quando nell’acqua da essa erogata in diversi centri sono state rilevate concentrazioni di vanadio nocive alla salute. La Confesercenti di Catania è intervenuta con esposti ad autorità competenti e al Ministero della Salute. Il comune di Mascalucia ha aperto in quei frangenti un contenzioso, negando la potabilità dell’acqua. Per la mancata erogazione in alcuni centri, l’azienda è stata inoltre censurata dal Codacons e, in un caso almeno, è stata indagata dalla magistratura etnea. A dispetto comunque di simili “incidenti”, che definiscono il piglio dell’azienda mentre incrinano, in senso lato, le sicurezze sulle qualità del servizio privato, l’Acoset, potendo contare su alleati idonei, ha assunto i toni e le pretese di un potere forte.
Nata nel 1999 come azienda speciale, che ai fini della gestione idrica consorziava venti comuni pedemontani, l’impresa presieduta dal geometra Giuseppe Giuffrida si è trasformata nel 2003 in società per azioni, con capitale pubblico e privato. Nello slanciarsi lungo la Sicilia, ha stabilito rapporti con ambienti economici mossi. Nella compagine di Girgenti Acque, di cui è capofila, ha associato la Galva del gruppo Pisante e una società che fa capo alla famiglia Campione, discussa per vicende che ne hanno riguardato un componente. Nel medesimo tempo, con le movenze tenui che accomunano tante imprese dell’est siciliano, l’Acoset è riuscita ad aver voce negli ambiti decisionali che più contano nell’isola. Un test viene ancora dall’Agrigentino, dove, malgrado l’opposizione di ventuno sindaci, che avevano chiesto l’annullamento dell’aggiudicazione, la società catanese è riuscita a mettere le mani comunque sull’affare idrico, con la condivisione forte del presidente provinciale degli industriali, Giuseppe Catanzaro, del direttore generale in Sicilia dell’Agenzia regionale per i rifiuti e le acque, Felice Crosta, del presidente della regione Cuffaro.
Pure i numeri sono quindi divenuti quelli di un potere in evoluzione. Quale socio privato dell’ATO 2 di Catania, l’impresa eroga l’acqua a 20 comuni etnei, per circa 400 mila abitanti. Da capofila della società Girgenti Acque ha sbaragliato potenti società italiane ed estere, come Aqualia appunto, aggiudicandosi un affare che le farà affluire in trenta anni 600 milioni di euro, di cui circa 100 milioni dall’Unione Europea. Con una quota minima, ceduta dalla Galva dei Pisante, risulta presente nel gruppo Caltaqua, aggiudicatario della gestione idrica del Nisseno. Sin da quando si è profilato il business della privatizzazione, con un raggruppamento d’imprese che comprende pure la BAPR, ha deciso di puntare altresì a sud, gareggiando ancora con la multinazionale iberica, per assicurarsi la gestione dei servizi idrici di Ragusa, che recano una posta di oltre mezzo miliardo di euro, di cui circa 100 mila della UE. Se avesse centrato tale obiettivo oggi avrebbe in pugno un quinto circa dell’intero affare siciliano.
I giochi apparivano fatti. Delle tre società concorrenti, Saceccav, Aqualia e Acoset, la prima, che concorreva già per insediarsi all’ATO di Siracusa, è stata esclusa dalla gara per motivi che sono apparsi sospetti, tali da indurre uno dei commissari, il prof. Francesco Patania, a dimettersi e presentare un esposto alla procura di Ragusa. La seconda, che di lì a poco avrebbe avocato a sé la gestione idrica del Nisseno, per certi versi si è ritirata perché non ha risposto all’invito della commissione di dichiarare se persisteva il suo interesse alla gara. La compagine di Acoset, che al medesimo invito ha risposto affermativamente, aveva quindi ragione di sentirsi vincitrice. Le cose sono andate tuttavia in modo imprevisto. La maggioranza dei sindaci, che nel giugno 2006 si erano espressi a favore della gestione mista, pubblico-privata, nella seduta del 26 febbraio 2007 hanno deciso di avviare infatti la procedura di annullamento della gara perché difforme alle direttive dell’Unione Europea. E il 2 ottobre del medesimo anno la gara è stata annullata. Ma perché è avvenuto tale ripensamento e, soprattutto, quali giochi reggevano, e reggono tutt’ora, l’affare acqua del sud-est?
Lo schieramento di Acoset per l’ATO di Ragusa reca conferme di rilievo e qualche accesso. Rimane forte la presenza catanese, con Acque di Carcaci, Acque di Casalotto e la COESI Costruzioni Generali. Con opportuni scambi posizionali vengono altresì confermate, perché strategiche, due presenze: la IBI di Pozzuoli, con cui nel Nisseno la società catanese ha condotto l’operazione di trasbordo in Caltaqua, che ha suscitato allarme nella Sicilia tutta e prese di posizione parlamentari; la DB Group che, tramite la Sicil Power, costituisce un punto di contatto fra l’Acoset e il gruppo di imprese che fa capo alla famiglia Pisante. Inedita è invece, ma pure sintomatica, la partecipazione della BAPR, che meglio di ogni altra realtà compendia il potere finanziario del sudest. La banca iblea ha fatto una scelta anomala, per certi versi controcorrente, dal momento che nessun altro istituto di credito dell’isola ha deciso di porsi in campo. Ma l’ha fatta a ragion veduta.
Nel quadro degli scambi che vigono nell’est siciliano, la BAPR costituisce una presenza di peso, in grado di interloquire con tutte le economie, a partire comunque da quelle legate all’edilizia e all’innovazione agricola. Reca una dirigenza solida, attenta alla tradizione, non priva tuttavia di impeti modernistici, che tanto più si avvertono nell’attivismo di Santo Cutrone, consigliere di amministrazione, costruttore, componente della giunta CCIIA di Ragusa, vice presidente siciliano dell’ANCE. Forte dei ruoli rivestiti, Cutrone ha potuto stabilire relazioni da vicino con l’imprendtoria catanese, inclusa quella legata all’acqua. Con la CG Costruzioni, di cui è proprietario, ha fatto affari comuni con l’ingegnere Di Vincenzo, con la costituzione di una ATI, associazione temporanea d’impresa, che ha concorso in numerose gare, dal comune Misterbianco al porto di Pozzallo. Quale presidente provinciale dell’Associazione Nazionale Costruttori si è esposto in favore della privatizzazione dell’acqua a Ragusa, mentre, a chiusura del circolo, ha sostenuto nell’intimo della BAPR le ragioni, infine vincenti, della scesa in campo con Acoset.
In considerazione di tutto questo, i conti dell’acqua, nella declinazione del sudest, tornano con pienezza. La società guidata da Giuseppe Giuffrida, che ha accettato la sfida dei giganti europei, ha avuto buone ragioni per imbarcare la banca siciliana, ravvisando nel prestigio e nell’influenza della medesima una carta spendibile ai fini dell’aggiudicazione del mezzo miliardo di euro in palio. Dal canto suo la BAPR, sospinta dal protagonismo di Cutrone, si è risolta a rivendicare una propria ipoteca, la prima, sull’affare del secolo, sulla scia peraltro di taluni gruppi finanziari, per consolidare sotto la propria egida l’asse economico Ragusa-Siracusa-Catania. Come si evince dalle movenze, tutti i protagonisti della compagine, da Acoset a IBI, da DB Group all’istituto ibleo, hanno comunque ben chiaro che la conquista del centro partita nella cuspide iblea può costituire un incipit per ulteriori affari, tanto più dopo lo scoccare del 2010, quando, con l’apertura dell’area di libero scambio, il territorio del sudest, in virtù dell’esposizione che reca sul Mediterraneo, diverrà strategico.
In definitiva, nella Sicilia più a sud si è giocato per vincere, a tutti i costi. Il coinvolgimento della BAPR ne è una prova. E Acoset, con le sue alleate, avrebbe vinto se, dopo la decisione assunta dai sindaci dell’ATO in favore della privatizzazione, nel giugno 2006, non fossero accaduti degli incidenti, privi di riscontro in Sicilia, per certi versi quindi imprevedibili. Un pugno di ragazzi, fondatori di un giornale in fotocopia, “Il clandestino”, hanno deciso di mettersi di traverso, suscitando una resistenza corale, che ha incrociato lungo il suo cammino Alex Zanotelli, l’Antimafia di Francesco Forgione, il Contratto Mondiale dell’acqua di Emilio Molinari, la CGIL di Carlo Podda. Dalle cronache, in Sicilia e nel paese tutto, la storia è stata registrata come una esperienza esemplare, cui si sono coinvolti dirigenti sindacali come Tommaso Fonte, Franco Notarnicola, Nicola Colombo e Aurelio Mezzasalma, esponenti politici come Marco Di Martino, esponenti dell’associazionismo come Barbara Grimaudo. La battaglia dell’acqua, nel sudest siciliano, rimane comunque aperta, con i poteri forti che insistono a lanciare i loro moniti, mentre vanno preparandosi all’ultimo decisivo assalto.

Carlo Ruta

Fonte: Narcomafie

mercoledì 17 dicembre 2008

Cambiando l'ordine dei fattori...


Mutano le amministrazioni, non l'inciviltà dei cittadini. E forse nemmeno l'incuria delle istituzioni.

mercoledì 10 dicembre 2008

Giorgio Nabita, anarchico


Mercoledì 17 dicembre, alle ore 18, nei locali della Società dei Libertari (Via G. B. Odierna, 212) sarà presentato il libro Giorgio Nabita, sarto. Socialismo, anarchismo e antifascismo a Vittoria, (edizioni Sicilia Punto L) di Pippo Gurrieri.
Il libro ricostruisce la biografia politica dell’anarchico Giorgio Nabita, attraverso episodi sconosciuti della microstoria proletaria, nel più ampio contesto degli avvenimento che segnarono la storia degli anni 1889-1938.


Nato a Ragusa nel 1876, autodidatta, di professione sarto, Nabita aderì giovanissimo al Circolo Socialista di Vittoria, fondato nel 1899 da Nannino Terranova e Vincenzo Vacirca, prima di passare all’anarchismo.
La sua vita si svolse tra l’America e l’Europa. Emigrò per due volte negli Stati Uniti, dove frequentò i circoli socialisti e libertari di New York, raccogliendo fondi tra gli emigrati per finanziare i circoli “gemellati” di Vittoria e Comiso. Tornato a Vittoria, diresse “L’Agitatore” e il foglio di propaganda antireligiosa “Natale 1911“. Nel 1912 ripartì per l’America, rimanendovi fino al 1921. Rientrato definitivamente in Italia in quello stesso anno si adoperò per riaggregare i libertari e fondare la Camera del Lavoro di Vittoria, distrutta subito dopo dai fascisti. Durante il fascismo, fu colpito da perquisizioni e sequestri di stampe, diffidato, arrestato. Si oppose al regime facendo circolare clandestinamente scritti di propaganda antifascista. Morì nel 1938, lasciando vari scritti inediti.


La “riscoperta” della figura di Nabita si lega al ritrovamento dei suoi scritti, a lungo ritenuti perduti. In realtà l’autore li aveva “murati” in un’intercapedine nella soffitta di casa per non compromettere i familiari. Negli anni Settanta, durante alcuni lavori di restauro, i suoi quaderni furono ritrovati, consentendo così di portare alla luce una vicenda esemplare di coerenza e militanza antifascista.



Info e contatti:
info@sicilialibertaria.it

lunedì 27 ottobre 2008

Un fossile nel giardino di casa

Non capita a tutti di scavare nel giardino di casa e trovare uno scheletro di delfino. Vecchio di milioni di anni per giunta. È accaduto a Modica, nei pressi del sito archeologico di Cava Ispica circa un mese e mezzo fa, anche se il proprietario ha voluto rendere pubblica la notizia solo oggi. Mentre ripuliva il giardino dal pietrame in eccesso un giovane geologo modicano, G. D. G, ha rinvenuto un fossile che affiorava dal terreno. Il professionista ha avvertito immediatamente la direzione del museo di Storia Naturale di Comiso, l’unico in provincia di Ragusa. A seguito dello scavo, dopo le prime rilevazioni fotografiche e le misurazioni, i paleontologi hanno asportato circa 500 Kg di roccia per analizzarla in laboratorio.


Secondo le prime indiscrezioni, lo scheletro apparterebbe a un Neosqualodon, un delfino preistorico vissuto circa 22 milioni di anni fa nei mari dell’area pre-mediterranea. «Non deve sorprendere il rinvenimento di un delfino a Cava Ispica», ha spiegato il proprietario del terreno, in qualità di geologo, «qui, ventidue milioni di anni fa, al posto della cava c’era il mare». È probabile che dopo la morte il corpo del cetaceo si sia adagiato sul fondale costituito da fanghi calcarei, i quali, solidificandosi nel corso delle ere geologiche, lo hanno “imprigionato” e conservato.

Una scoperta casuale ma di grande importanza: in tutto il mondo si conoscono pochi resti fossili di Neosqualodon. Tra questi, uno scheletro parziale composto da alcuni frammenti di mascella e di costole, rinvenuto nei pressi di Monterosso Almo e conservato al Museo di Storia Naturale di Comiso. Ma per un ritrovamento, quello di Cava Ispica, andato a buon fine, ve ne sono altri in cui reperti sono distrutti dagli artefici del rinvenimento per timore che intervenga la Sovrintendenza, ponendo dei vincoli o bloccando eventuali lavori in corso d’opera. Una collaborazione tra il cittadino e gli enti preposti, invece - com’è accaduto nel caso di Cava Ispica - consente di velocizzare i rilievi e salvare reperti che il caso ha voluto far riaffiorare alla luce del sole dopo milioni di anni trascorsi nell’oblio.



Ciao Ciccio


Dal Quadrato della Palma l'ultimo saluto.
Nel tuo inguaribile egocentrismo. Nella tua eccentricità. Nel tuo profondo odio per gli ammincialuti concittadini ed "equinati". Nel tuo amore smisurato per Modica e i suoi figli puri e dimenticati. Nella tua sete di giustizia. Nella tua profonda umanità... Ci mancherai.

Addio dottor Belgiorno.

Ni viriemu Ciccio!


fonte foto: Fabruaria

martedì 14 ottobre 2008

I conti non tornano


Ebbene sì, è stata una lunghissima vacanza. Perdonate il silenzio, ma non potete aspettarvi che un blog abbia regolarità! Epperò l’estate è abbondantemente finita, si ritorna alla routine di sempre, mutando l’ordine dei fattori il risultato non cambia. O sì? I baroni scappano ma i conti non tornano... Ero assente, purtroppo, quella sera di inizio settembre in piazza Matteotti quando, dopo decenni di politica nebulosa e di operazioni finanziarie fin troppo oscure, un sindaco e un’amministrazione decidevano di fare i conti in tasca al Comune e di presentare a tutti i cittadini la realtà. Nuda e cruda. Più di quaranta milioni di euro di debito assommati negli anni da una gestione disinvolta e personalistica della cosa pubblica dove ha sempre contato più la necessità di accontentare l’amico e l’amico dell’amico piuttosto che l’agire in funzione della collettività.

Sembra si stia muovendo bene
, Antonello Buscema. Un sindaco che ha tutte le carte per essere benvoluto dai cittadini modicani: incapace, forse, della politica spettacolo e di giochi pirotecnici retorici come quelli del fu Torchi ma limpido, pragmatico e lucido nel suo difficilissimo ruolo di traghettatore della città in momenti difficili come questi. Perché il rischio del dissesto finanziario c’è. Ed è un rischio reale, un dramma concreto che potrebbe trascinare la città in un vortice di salassi e di mobilità occupazionale in un contesto nazionale offuscato sempre più dalle nubi della recessione. Nonostante abbia detto più volte che avrei preferito il dissesto finanziario alla vittoria di questa sinistra zoppicante – che sembra quasi aver giustificato gli errori e le spese faraoniche delle passate amministrazioni – apprezzo l’impegno e i continui appelli al senso di responsabilità che il sindaco Buscema continua a rivolgere ai cittadini modicani.


Ma non vi sembri, questo, un atto di ossequio nei confronti della sinistra modicana. Continuo a non tenere in gran conto la sinistra modicana nel suo complesso e ritengo che solo alcuni dei suoi rappresentanti possano essere considerati degni componenti dell’amministrazione e del consiglio comunale, persone veramente in grado di lottare e difendere gli interessi della collettività. È un riconoscimento al sindaco in quanto persona, non in quanto appartenente a quel pastrocchio politico che va sotto il nome di Partito Democratico.
È una decisione ponderata quella di “riaprire le ostilità” proprio con questo post. Perché sembra quasi che certi media locali, soprattutto quelli legati al gruppo Minardo – il quale sostenne a spron battuto la candidatura a sindaco dell’illustre sconosciuto Scucces – stiano percorrendo una strada ben precisa. Quella della delegittimazione del sindaco e della sua giunta. Brucerà ancora la sconfitta di Scucces (dietro cui si profilava la presenza ingombrante dell’onorevole Nino), brucerà il fatto che lo zio Riccardo, cacciato in malo modo dagli interessi di famiglia e dal PdL, sia rientrato dalla finestra del potere e conservi, a dispetto di tutto, un ruolo importante nella politica della città.

Innegabile che cavalcare l’onda del malcontento popolare abbia i suoi risvolti positivi. Sappiamo bene quanto la politica possa trarre utilità da giornalisti e mass media compiacenti che tessono ad arte le fila di una notizia fino a darne l’interpretazione voluta. La gente si lamenta delle tasse, delle cartelle esattoriali impazzite, dei servizi che in città funzionano a singhiozzo e certi media cavalcano l’onda. Per informare, si dirà: giusto e legittimo, ma sottile è la linea che separa l’informazione imparziale da operazioni poco nobili. Delegittimare, screditare.

Ecco il perché di questo post.
Perché su certa stampa locale non ho sentito nessuno finora chiedersi chi abbia ridotto il Comune in questo stato. Sarà populista, sarà retorico, ma si tratta di capire e di distribuire delle colpe. Distribuire delle colpe, distribuire la responsabilità ai politici delle passate amministrazioni in modo tale che la gente ricordi come Torchi e compagni di merende hanno ridotto il Comune di Modica e le tasche dei contribuenti. In modo tale che alle prossime elezioni questi signori non si presentino nuovamente con la faccia pulita e sorridente a caccia di poltrone.

Perché state certi che fra qualche anno, se chiederete alla gente un parere sull’amministrazione Buscema la gente vi risponderà con una smorfia di dolore al portafogli ricordando balzelli e cartelle esattoriali. Probabilmente le stesse persone che hanno evaso sistematicamente le tasse comunali per anni nel disinteresse delle istituzioni compiacenti… Ma lasciamo perdere. E se invece chiederete alla gente un parere sulle amministrazioni Torchi sono certo che vi parleranno di Eurochocolate e di Notti bianche e non ricorderanno più qual era la verità: e cioè che le amministrazioni di centrodestra, a Modica, hanno depredato la città di risorse e hanno lasciato nelle casse vuote del Comune solo la polvere e la disperazione di una città ridotta al lastrico.

martedì 24 giugno 2008

Carlo Ruta condannato per stampa clandestina

Sgomenti.

Accade questo quando il coraggio e l'abnegazione di un giornalista si scontrano contro il muro di gomma dei poteri forti. Carlo Ruta, amico giornalista e storico è stato condannato ad una pena pecuniaria per stampa clandestina.
Non importa che Carlo Ruta se la sia cavata con poco più di una multa e il pagamento delle spese processuali... In primo grado quest'uomo era stato condannato ad otto mesi di prigione. Condanna assurda, condanna ridicola. Un diritto, quello della libertà d'espressione, leso da una sentenza oscurantista ed inquietante. Un pretesto eretto a difesa dei soliti noti, degli amici degli amici. Un pretesto per tappare la bocca e per mettere a tacere una delle poche voci libere ancora degne di essere definite giornalista.

Carlo Ruta condannato per stampa clandestina? No amici cari. Carlo Ruta è stato condannato per quello che ha detto. Carlo Ruta è stato condannato perché la finisse di scoperchiare gineprai, di rompere le scatole con la ricerca di una verità altra, perché la sua condanna fungesse da lezione e monito ad altri. Punirne uno per educarne cento...

Puniteci tutti allora, condannate tutti noi perché
tutti noi siamo colpevoli. Colpevoli come un uomo che volevano mettere in cella per essere rimasto libero nello spirito.

Una colpa, questa, che il Potere non può certo lasciare impunita.

lunedì 16 giugno 2008

Schede rifiutate: è accaduto anche a Modica

Le elezioni amministrative a Modica turbate da quello che appare come il mancato rispetto delle norme in materia. Rifiutare la scheda elettorale: una possibilità che la legge non vieta all’elettore e che il presidente di seggio dovrebbe essere tenuto a verbalizzare. È accaduto nella mattina di domenica 15 giugno all’interno del seggio n. 30 presso la scuola elementare Denaro – Papa, in via Sulsenti. Un elettore, Giovanni Giannone, munito del proprio certificato elettorale, ha chiesto al presidente di seggio di poter rifiutare la scheda elettorale come forma di protesta simbolica e di far mettere a verbale le ragioni di questo suo gesto. Il presidente, piuttosto stizzito dalla richiesta, ha dichiarato di non poter procedere alla verbalizzazione e ha imposto all’elettore due soluzioni entrambe non rispondenti alle sue esigenze: o allontanarsi dal seggio senza aver votato, o votare, e nel segreto della cabina esprimere la propria protesta annullando la scheda o consegnandola bianca. Non solo. Il segretario del seggio ha redarguito con tono bonario l’elettore affermando che il presidente, in quanto avvocato, conosceva bene la legge e per tale motivo avrebbe fatto bene a seguire i suoi consigli. Anzi, per essere più precisi il segretario ha appellato il presidente definendolo “mio marito”. Se ciò fosse vero allora ci si chiede come mai il presidente, da avvocato che conosce bene la legge, abbia dimenticato di applicare l’art. 16, comma 2 della legge regionale 35/97 che recita testualmente “Il segretario non può in alcun caso appartenere al medesimo nucleo familiare del presidente del seggio né può essere legato da rapporto di parentela o affinità sino al terzo grado”.

Ad ogni modo l’elettore, per evitare di turbare le operazioni di voto ha desistito dai suoi propositi. Così, dopo aver protestato civilmente, è stato costretto a votare anche perché nella fretta della compilazione uno degli scrutatori presenti nel seggio aveva già riempito sul verbale la casella in cui si appone la scritta “l’elettore ha votato”.

Dopo aver lasciato il seggio l’elettore ha però deciso di informarsi meglio su questa possibilità di cui i media nazionali avevano a lungo discusso durante le scorse elezioni. Recatosi all’ufficio elettorale del Comune il signor Giannone, esposto il suo problema al responsabile dell’ufficio, ha preso visione delle norme riguardanti l’esercizio di voto e ha trovato parziale conferma di quanto già sapeva: purtroppo però, esistendo un vuoto legislativo che non contempla la possibilità di rifiutare la scheda, il responsabile non ha potuto dirimere in maniera definitiva la questione. Se la legge non contempla la possibilità di rifiutare la scheda elettorale ciò implica, sostiene l’elettore, che neppure lo vieta. Pertanto compito del segretario sarebbe stato, secondo il parere del signor Giannone, quello di verbalizzare la sua decisione e lasciare che fossero le autorità competenti a decidere sulla legittimità o meno della richiesta. Così non è stato e il signor Giannone, sentendosi leso nel diritto di esprimere al meglio le proprie posizioni, adesso sta contemplando la possibilità di rivolgersi ad una associazione di tutela dei consumatori per procedere nella maniera che riterrà più opportuna.

domenica 15 giugno 2008

La guerra dei cloni


Dopo una campagna elettorale impari in cui le forze di destra hanno deciso di attaccarsi a vicenda (la querelle Drago – Minardo ad esempio), dopo che il Pdl ha sovrastato una sinistra ridotta al lumicino e praticamente scomparsa, in quel di Modica si è finalmente votato. Elezione del sindaco al primo turno o ballottaggio fra quindici giorni? Nessuna meraviglia se Scucces vincesse al primo turno: non per le capacità effettive del candidato a sindaco – gran brava persona si dice, ma dal punto di vista politico non mi pare abbia lasciato tracce degne di nota – ma per l’enorme macchina elettorale che due cavalli di razza come Nino Minardo e Peppe Drago sono stati in grado di imbastire. Se Scucces vincerà, nonostante i colpi di testa di Piero Torchi la longa manus dei soliti poteri forti continuerà a stringere e soffocare la politica modicana. Anzi qualcuno vocifera che in caso di vittoria Scucces chiamerà come vicesindaco l’assessore provinciale Enzo Cavallo mentre al posto di Cavallo monterebbe in sella un Piero Torchi redivivo: sempre che l’ex sindaco di Modica non abbia già trovato posto nel C.d.A dell’aeroporto di Catania, chiaramente.

Se vincesse Buscema al primo turno si aprirebbe certamente un nuovo corso per la politica modicana: non si sa se buono o peggiore. Certamente diverso, con i poteri forti ostacolati da una gestione differente della cosa pubblica: almeno secondo quanto ha detto Buscema durante la campagna elettorale, sperando che, una volta al potere, non corrompa la sua anima di politico allo stesso modo degli altri. Enzo Scarso, nonostante l’appoggio incondizionato dell’ex senatore Riccardo Minardo non riuscirà mai a vincere al primo turno, inutile perdere tempo dietro a considerazioni di questo tipo.

Se nessuno dei tre candidati a sindaco dovesse ottenere la maggioranza più uno dei voti si andrebbe al ballottaggio tra quindici giorni. A questo punto si registrerebbero scenari inediti di inciuci e compromessi. È quasi scontata infatti l’alleanza tra Pd ed Mpa contro il Pdl: in tal caso Scucces non avrebbe partita e dovrebbe lasciare la poltrona di palazzo san Domenico ad Antonello Buscema. Il quale, visto l’appoggio logistico dell’Mpa si ritroverebbe in giunta un partito organico al centro-destra e sarebbe, volente o nolente, quasi un passacarte del Movimento per l’Autonomia. Ma Mpa al potere a Modica significa una sola cosa: Riccardo Minardo. In effetti questa competizione elettorale è sembrata a molti solo un nuovo episodio della faida familiare, ferocissima ancorché combattuta con copioso spargimento di parole, tra l’ex senatore Riccardo Minardo e il nipote, adesso onorevole, Nino Minardo. Non c’entra niente la politica, non c’entrano niente i modicani: è l’occupazione militare delle sedi istituzionali l’obiettivo, la divisione della torta del potere.

Non importa quale candidato a sindaco troveremo a palazzo san Domenico: sappiate solo che dietro di lui ci sarà certamente l’ombra di un potere forte, di famiglie che sembrano avere ormai conquistato la città e non vogliono più lasciarla.

Al voto, al voto!

sabato 24 maggio 2008

Scene da un patrimonio






Solidarietà e sostegno ai lavoratori del Comune di Modica in sciopero...
NON MOLLATE
, la città è con voi!

mercoledì 21 maggio 2008

Ma per favore!

La notizia non è freschissima, però ritengo sia opportuno segnalare certe insolite coincidenze. Una fonte - che preferisce rimanere anonima - mi ha segnalato il testo della determina 344/07 della provincia regionale di Ragusa, settore Sviluppo economico - Mercato del lavoro. Da quanto si desume la provincia regionale di Ragusa ha affidato un incarico a una collaboratrice esterna per lo Sportello impresa donna: Enza Lorella Russino, che la determina definisce "esperta in Politiche Economiche e di Genere".

La signora sarà impiegata per "l'espletamento dei servizi di accoglienza, orientamento e accompagnamento all'imprenditoria femminile e al mercato del lavoro". Questo scherzetto costerà ai cittadini 53 mila euro l'anno. "L'apporto fornito dalla professionista" - recita la determina - "è stato puntuale e mirato e necessita di avere una continuità. Peraltro la continuità del rapporto di collaborazione (CO.CO.CO.) della esperta permetterà di non avere conseguenze negative per il nostro Ente in relazione alle richieste formulate nell'ambito di politiche di genere, pari opportunità, accoglienza, orientamento e start-up d'impresa, accompagnamento alla stesura del business pian, verifica di piani di fattibilità, ricerche inerenti il mercato del lavoro e di marketing, coadiuvando gli Uffici del settore, già particolarmente oberati per altre attività all'interno del nostro Ente".

Vale a dire, la signora c'era e ci resta. L'estensore della determina aggiunge che "la Sig.ra Enza Lorella Russino ha la professionalità per continuare a svolgere tale incarico e che l'Ente ha assunto tale decisione poiché nell’organico dell'Ente non risultano professionalità tali da gestire il servizio in oggetto". Non conosciamo le qualifiche professionali della signora in oggetto ma, vista la sua professionalità, saremmo portati a pensare che la signora sia piuttosto nota e conosciuta nell'ambiente dell'amministrazione pubblica. Peccato che l'unica informazione disponibile sia questa. Candidata alle elezioni regionali del 2006 con una lista a sostegno di Cuffaro.

Cosa significa tutto questo? Nulla, è chiaro. Solo insolite coincidenze che però, in ambienti politici malsani come i nostri, fanno seriamente pensare.

lunedì 19 maggio 2008

Mediterrando, la prima festa interculturale di Modica

Immagini di integrazione, speranze di un futuro a colori. Sabato 17 maggio si è tenuta a Modica in piazza Matteotti e presso il convitto IPSSAR “Mediterrando”, una festa interculturale che per un giorno ha avvicinato i modicani alle comunità di immigrati che popolano il territorio della città. Organizzata dalla cooperativa sociale Babilu’ con il patrocinio della Fondazione euro-mediterranea Anna Lindh, del comune di Modica e dell’Assessorato provinciale alle Politiche sociali, questa bella ed interessante manifestazione si inserisce pienamente nell’Anno Europeo del dialogo interculturale e delle iniziative ad esso legate.

Dialogo tra popoli, scambio di risorse, ricchezza nella diversità contro l’appiattimento e la sopraffazione culturale sono i messaggi che hanno permeato l’iniziativa: importanti soprattutto in periodi come questi in cui l’onda lunga della xenofobia lambisce anche il governo del Paese. Perché la diversità non diventi sospetto e diffidenza e gli immigrati non siano considerati individui da temere o strumenti di lavoro da sfruttare. Uomini e donne innanzitutto: con le stesse nostre medesime aspirazioni che, lasciati i loro paesi d’origine, chiedono al nostro solo rispetto, dignità ed una vita migliore. Insieme a noi, ciascuno con la propria identità. Una iniziativa inedita a Modica, che ha visto impegnati sin dal pomeriggio di sabato alcuni membri delle comunità cinese, ucraina e maghrebina di Modica. Curiosità ed apertura mentale da parte dei modicani che hanno osservato con interesse le mostre e acquistato i prodotti tipici delle comunità espositrici: maggiore diffidenza del pubblico nei confronti dei piatti tradizionali che però, dopo il primo assaggio, sono stati consumati con gusto.

La serata è stata chiusa da uno spettacolo di musica e poesia a cura dei Caruana Mundi, capace di riassumere, attraverso l’eleganza dei testi e le suggestioni musicali, i segni e i simboli di un’unica grande cultura, frutto di civiltà che si sono scontrate e finalmente incontrate sulle rive del Mediterraneo.

Il gruppo - Giambattista Maria Rosso alla voce e chitarra, Ugo Rosso alla batteria e percussioni, Peppe Sarta alla fisarmonica, Massimo Martines alle chitarre classiche, Stefano Meli alla chitarra elettrica e al charango – è stato accompagnato da Yasha Parisi al violoncello presentandosi così alla città in veste semi-acustica e rendendo, se possibile, ancor più suggestivi gli arrangiamenti dei loro brani. Emozionanti infine i contrappunti poetici di Adonis e di Omar Khayyam recitati con trasporto dall’attrice Tiziana Cannizzaro.

Un bilancio decisamente positivo per questa manifestazione che si spera diventi un appuntamento fisso per la città di Modica: perché ci si accorga infine che il colore della pelle, una lingua diversa, una cultura o una religione differente non rappresentano una minaccia bensì una concreta possibilità di crescita per la nostra società.

domenica 18 maggio 2008

Una nuova prospettiva c'è!

Riceviamo dal movimento "Una Nuova prospettiva" e pubblichiamo:

Nel 2006 coglievamo l'invito di Rita Borsellino a sporcarci le mani in prima persona per riportare alla legalità e alla dignità la politica nelle nostre città;

lo scorso anno sostenevamo con grande entusiasmo la candidatura a sindaco di Antonello Buscema, le cui profetiche parole sul dissesto finanziario e morale del nostro comune e la necessità di una politica con la "P" maiuscola, si sono tristemente avverate nel corso dell'ultimo anno e con gli scandalosi fatti delle ultime settimane.

Avvenimenti che vedono politici e imprenditori sotto la lente d'ingrandimento delle forze dell'ordine e dipendenti comunali e delle cooperative che, disperatamente, si aggrappano agli stessi personaggi che hanno provocato il disastro finanziario del nostro comune al fine di vedere accreditati sui propri conti correnti quei soldi che permetteranno loro di pagare le bollette ed i mutui.

Una città a secco, emblematicamente rappresentata dalla fontana di corso Umberto.

Una città che perde acqua da tutte le parti, ma che non da acqua in tutte le zone della città.

Una città che si vede tagliare i telefoni di tribunale, vigili urbani, uffici pubblici e scuole.

Una città che spende 200.000 euro al mese per smaltire i propri rifiuti a Vittoria grazie alla totale assenza di interventi seri di riduzione e raccolta differenziata.

Una città allo sfascio, altro che "Best in Sicily".

Durante questi mesi dell'ultima amministrazione, forti delle segnalazioni e del sostegno di tanti cittadini che hanno condiviso le nostre iniziative e ci hanno spronati a continuare, abbiamo fatto sentire chiara e netta la nostra voce contro scelte scellerate ed immorali, svelando le farse e i vuoti proclami dell'amministrazione che ha sempre negato l'evidenza del disastro finanziario e dell'incapacità a gestire servizi degni di una città come Modica.

Abbiamo presenziato ad ogni consiglio comunale, supportando i consiglieri di centro sinistra e, in particolare, il consigliere Nino Cerruto il quale ha sempre fatto da sponda alle nostre iniziative e creato non pochi imbarazzi negli amministratori e nei consiglieri di centrodestra che si sono visti messi a nudo davanti alle sue disamine energiche, trasparenti e per niente accomodanti.

Contro quella che spesso può certamente essere definita censura mediatica di tv locali, giornali e racket delle affissioni, abbiamo fatto crescere il nostro sito web per aprire una finestra informativa libera e indipendente su ciò che accade nel palazzo di città, smascherando i tentativi di distorsione delle informazioni ad uso e consumo dell'amministrazione e di chi detiene il potere economico e che, sempre di più, sta cercando di controllare qualsiasi forma di espressione a Modica.

Tra poco meno di un mese Modica sarà chiamata a scegliere la sua nuova classe politica e il movimento Una Nuova Prospettiva intende continuare a promuovere e stimolare la partecipazione dei cittadini, tracciando un solco profondo e netto con la politica che ha gestito la città in questi ultimi anni e ponendosi come elemento di rottura e di alternativa alla logica delle clientele e del malaffare che sta imperversando a Modica.

Presenteremo la lista “Una nuova prospettiva” a sostegno del candidato sindaco Antonello Buscema, al quale, insieme a noi, tutto il centrosinistra modicano riconosce la statura morale, la competenza amministrativa e la concretezza necessarie a riportare la nostra amata Modica ai livelli di vivibilità, di effervescenza culturale, di capacità di accoglienza e di vivacità imprenditoriale che da sempre hanno caratterizzato la comunità modicana.

sabato 10 maggio 2008

M'illumino d'immenso #2

Fino a poco più di un anno fa gli automezzi che, uscendo dalla SP 23 avessero deciso di immettersi sulla SP 28 (altrimenti conosciuta come provinciale Modica – Noto), dovevano essere molto prudenti nella manovra, soprattutto la notte. Un incrocio pericoloso che, una volta tanto, necessitava realmente di un impianto d'illuminazione pubblica. Ma non sia mai che le cose a Modica vengano fatte in favore esclusivo della collettività! Ci siamo disabituati a questo e se si può fare un favore ad un amico… Non dovremmo insinuare alcunché, ma sarebbe interessante conoscere l’ingegnere che ha firmato il progetto dell’illuminazione per quel tratto. Di persona, magari davanti ad un caffè, per spiegarci quale motivo logistico lo ha convinto a far virare violentemente l’illuminazione sulla SP 23 in favore di una stradina poco più che privata.

Ecco le prove fotografiche:


Dall'incrocio sulla Modica Noto...


cammina cammina...


cammina cammina...

Questo è il punto in cui l'illuminazione pubblica si sposta dalla SP alla stradina in questione

La stradina illuminata con i lampioni pagati da tutti i contribuenti


Visto che la strada congiunge la provinciale Modica - Noto a Frigintini logica vorrebbe che l’intera SP fosse illuminata: e invece no! Come testimonia anche la foto presa da Google Earth l’illuminazione della strada principale (in giallo) si sposta curiosamente su una stradina di modestissime dimensioni (in rosso).


Quali personaggi abitano questa stradina? Di chi sono amici? Inutile dire che questa sembra essere l’ennesima manifestazione visibile della politica del favore… Disinteressato? Non credo proprio.