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martedì 14 ottobre 2008

I conti non tornano


Ebbene sì, è stata una lunghissima vacanza. Perdonate il silenzio, ma non potete aspettarvi che un blog abbia regolarità! Epperò l’estate è abbondantemente finita, si ritorna alla routine di sempre, mutando l’ordine dei fattori il risultato non cambia. O sì? I baroni scappano ma i conti non tornano... Ero assente, purtroppo, quella sera di inizio settembre in piazza Matteotti quando, dopo decenni di politica nebulosa e di operazioni finanziarie fin troppo oscure, un sindaco e un’amministrazione decidevano di fare i conti in tasca al Comune e di presentare a tutti i cittadini la realtà. Nuda e cruda. Più di quaranta milioni di euro di debito assommati negli anni da una gestione disinvolta e personalistica della cosa pubblica dove ha sempre contato più la necessità di accontentare l’amico e l’amico dell’amico piuttosto che l’agire in funzione della collettività.

Sembra si stia muovendo bene
, Antonello Buscema. Un sindaco che ha tutte le carte per essere benvoluto dai cittadini modicani: incapace, forse, della politica spettacolo e di giochi pirotecnici retorici come quelli del fu Torchi ma limpido, pragmatico e lucido nel suo difficilissimo ruolo di traghettatore della città in momenti difficili come questi. Perché il rischio del dissesto finanziario c’è. Ed è un rischio reale, un dramma concreto che potrebbe trascinare la città in un vortice di salassi e di mobilità occupazionale in un contesto nazionale offuscato sempre più dalle nubi della recessione. Nonostante abbia detto più volte che avrei preferito il dissesto finanziario alla vittoria di questa sinistra zoppicante – che sembra quasi aver giustificato gli errori e le spese faraoniche delle passate amministrazioni – apprezzo l’impegno e i continui appelli al senso di responsabilità che il sindaco Buscema continua a rivolgere ai cittadini modicani.


Ma non vi sembri, questo, un atto di ossequio nei confronti della sinistra modicana. Continuo a non tenere in gran conto la sinistra modicana nel suo complesso e ritengo che solo alcuni dei suoi rappresentanti possano essere considerati degni componenti dell’amministrazione e del consiglio comunale, persone veramente in grado di lottare e difendere gli interessi della collettività. È un riconoscimento al sindaco in quanto persona, non in quanto appartenente a quel pastrocchio politico che va sotto il nome di Partito Democratico.
È una decisione ponderata quella di “riaprire le ostilità” proprio con questo post. Perché sembra quasi che certi media locali, soprattutto quelli legati al gruppo Minardo – il quale sostenne a spron battuto la candidatura a sindaco dell’illustre sconosciuto Scucces – stiano percorrendo una strada ben precisa. Quella della delegittimazione del sindaco e della sua giunta. Brucerà ancora la sconfitta di Scucces (dietro cui si profilava la presenza ingombrante dell’onorevole Nino), brucerà il fatto che lo zio Riccardo, cacciato in malo modo dagli interessi di famiglia e dal PdL, sia rientrato dalla finestra del potere e conservi, a dispetto di tutto, un ruolo importante nella politica della città.

Innegabile che cavalcare l’onda del malcontento popolare abbia i suoi risvolti positivi. Sappiamo bene quanto la politica possa trarre utilità da giornalisti e mass media compiacenti che tessono ad arte le fila di una notizia fino a darne l’interpretazione voluta. La gente si lamenta delle tasse, delle cartelle esattoriali impazzite, dei servizi che in città funzionano a singhiozzo e certi media cavalcano l’onda. Per informare, si dirà: giusto e legittimo, ma sottile è la linea che separa l’informazione imparziale da operazioni poco nobili. Delegittimare, screditare.

Ecco il perché di questo post.
Perché su certa stampa locale non ho sentito nessuno finora chiedersi chi abbia ridotto il Comune in questo stato. Sarà populista, sarà retorico, ma si tratta di capire e di distribuire delle colpe. Distribuire delle colpe, distribuire la responsabilità ai politici delle passate amministrazioni in modo tale che la gente ricordi come Torchi e compagni di merende hanno ridotto il Comune di Modica e le tasche dei contribuenti. In modo tale che alle prossime elezioni questi signori non si presentino nuovamente con la faccia pulita e sorridente a caccia di poltrone.

Perché state certi che fra qualche anno, se chiederete alla gente un parere sull’amministrazione Buscema la gente vi risponderà con una smorfia di dolore al portafogli ricordando balzelli e cartelle esattoriali. Probabilmente le stesse persone che hanno evaso sistematicamente le tasse comunali per anni nel disinteresse delle istituzioni compiacenti… Ma lasciamo perdere. E se invece chiederete alla gente un parere sulle amministrazioni Torchi sono certo che vi parleranno di Eurochocolate e di Notti bianche e non ricorderanno più qual era la verità: e cioè che le amministrazioni di centrodestra, a Modica, hanno depredato la città di risorse e hanno lasciato nelle casse vuote del Comune solo la polvere e la disperazione di una città ridotta al lastrico.

lunedì 16 giugno 2008

Schede rifiutate: è accaduto anche a Modica

Le elezioni amministrative a Modica turbate da quello che appare come il mancato rispetto delle norme in materia. Rifiutare la scheda elettorale: una possibilità che la legge non vieta all’elettore e che il presidente di seggio dovrebbe essere tenuto a verbalizzare. È accaduto nella mattina di domenica 15 giugno all’interno del seggio n. 30 presso la scuola elementare Denaro – Papa, in via Sulsenti. Un elettore, Giovanni Giannone, munito del proprio certificato elettorale, ha chiesto al presidente di seggio di poter rifiutare la scheda elettorale come forma di protesta simbolica e di far mettere a verbale le ragioni di questo suo gesto. Il presidente, piuttosto stizzito dalla richiesta, ha dichiarato di non poter procedere alla verbalizzazione e ha imposto all’elettore due soluzioni entrambe non rispondenti alle sue esigenze: o allontanarsi dal seggio senza aver votato, o votare, e nel segreto della cabina esprimere la propria protesta annullando la scheda o consegnandola bianca. Non solo. Il segretario del seggio ha redarguito con tono bonario l’elettore affermando che il presidente, in quanto avvocato, conosceva bene la legge e per tale motivo avrebbe fatto bene a seguire i suoi consigli. Anzi, per essere più precisi il segretario ha appellato il presidente definendolo “mio marito”. Se ciò fosse vero allora ci si chiede come mai il presidente, da avvocato che conosce bene la legge, abbia dimenticato di applicare l’art. 16, comma 2 della legge regionale 35/97 che recita testualmente “Il segretario non può in alcun caso appartenere al medesimo nucleo familiare del presidente del seggio né può essere legato da rapporto di parentela o affinità sino al terzo grado”.

Ad ogni modo l’elettore, per evitare di turbare le operazioni di voto ha desistito dai suoi propositi. Così, dopo aver protestato civilmente, è stato costretto a votare anche perché nella fretta della compilazione uno degli scrutatori presenti nel seggio aveva già riempito sul verbale la casella in cui si appone la scritta “l’elettore ha votato”.

Dopo aver lasciato il seggio l’elettore ha però deciso di informarsi meglio su questa possibilità di cui i media nazionali avevano a lungo discusso durante le scorse elezioni. Recatosi all’ufficio elettorale del Comune il signor Giannone, esposto il suo problema al responsabile dell’ufficio, ha preso visione delle norme riguardanti l’esercizio di voto e ha trovato parziale conferma di quanto già sapeva: purtroppo però, esistendo un vuoto legislativo che non contempla la possibilità di rifiutare la scheda, il responsabile non ha potuto dirimere in maniera definitiva la questione. Se la legge non contempla la possibilità di rifiutare la scheda elettorale ciò implica, sostiene l’elettore, che neppure lo vieta. Pertanto compito del segretario sarebbe stato, secondo il parere del signor Giannone, quello di verbalizzare la sua decisione e lasciare che fossero le autorità competenti a decidere sulla legittimità o meno della richiesta. Così non è stato e il signor Giannone, sentendosi leso nel diritto di esprimere al meglio le proprie posizioni, adesso sta contemplando la possibilità di rivolgersi ad una associazione di tutela dei consumatori per procedere nella maniera che riterrà più opportuna.

domenica 15 giugno 2008

La guerra dei cloni


Dopo una campagna elettorale impari in cui le forze di destra hanno deciso di attaccarsi a vicenda (la querelle Drago – Minardo ad esempio), dopo che il Pdl ha sovrastato una sinistra ridotta al lumicino e praticamente scomparsa, in quel di Modica si è finalmente votato. Elezione del sindaco al primo turno o ballottaggio fra quindici giorni? Nessuna meraviglia se Scucces vincesse al primo turno: non per le capacità effettive del candidato a sindaco – gran brava persona si dice, ma dal punto di vista politico non mi pare abbia lasciato tracce degne di nota – ma per l’enorme macchina elettorale che due cavalli di razza come Nino Minardo e Peppe Drago sono stati in grado di imbastire. Se Scucces vincerà, nonostante i colpi di testa di Piero Torchi la longa manus dei soliti poteri forti continuerà a stringere e soffocare la politica modicana. Anzi qualcuno vocifera che in caso di vittoria Scucces chiamerà come vicesindaco l’assessore provinciale Enzo Cavallo mentre al posto di Cavallo monterebbe in sella un Piero Torchi redivivo: sempre che l’ex sindaco di Modica non abbia già trovato posto nel C.d.A dell’aeroporto di Catania, chiaramente.

Se vincesse Buscema al primo turno si aprirebbe certamente un nuovo corso per la politica modicana: non si sa se buono o peggiore. Certamente diverso, con i poteri forti ostacolati da una gestione differente della cosa pubblica: almeno secondo quanto ha detto Buscema durante la campagna elettorale, sperando che, una volta al potere, non corrompa la sua anima di politico allo stesso modo degli altri. Enzo Scarso, nonostante l’appoggio incondizionato dell’ex senatore Riccardo Minardo non riuscirà mai a vincere al primo turno, inutile perdere tempo dietro a considerazioni di questo tipo.

Se nessuno dei tre candidati a sindaco dovesse ottenere la maggioranza più uno dei voti si andrebbe al ballottaggio tra quindici giorni. A questo punto si registrerebbero scenari inediti di inciuci e compromessi. È quasi scontata infatti l’alleanza tra Pd ed Mpa contro il Pdl: in tal caso Scucces non avrebbe partita e dovrebbe lasciare la poltrona di palazzo san Domenico ad Antonello Buscema. Il quale, visto l’appoggio logistico dell’Mpa si ritroverebbe in giunta un partito organico al centro-destra e sarebbe, volente o nolente, quasi un passacarte del Movimento per l’Autonomia. Ma Mpa al potere a Modica significa una sola cosa: Riccardo Minardo. In effetti questa competizione elettorale è sembrata a molti solo un nuovo episodio della faida familiare, ferocissima ancorché combattuta con copioso spargimento di parole, tra l’ex senatore Riccardo Minardo e il nipote, adesso onorevole, Nino Minardo. Non c’entra niente la politica, non c’entrano niente i modicani: è l’occupazione militare delle sedi istituzionali l’obiettivo, la divisione della torta del potere.

Non importa quale candidato a sindaco troveremo a palazzo san Domenico: sappiate solo che dietro di lui ci sarà certamente l’ombra di un potere forte, di famiglie che sembrano avere ormai conquistato la città e non vogliono più lasciarla.